Gian Battista Crespi
Pittore, scultore e architetto, Giovan Battista Crespi nasce a Cerano, come si
può; rilevare da una lettera del vescovo di Novara Bescapè,
intorno al 1576. Trasferitosi in Lombardia, attento e partecipe
testimone del suo tempo, si impone ben presto come pittore di
storia religiosa.
Accolto come artista in casa Borromeo fin dal 1591, diviene successivamente pittore ufficiale
del cardinal Federico, di appena dieci anni più vecchio, che segue a Roma nel 1596.
Nella città pontificia il Crespi riceve stimoli dal manierismo, da Raffaello, Michelangelo,
Barocci, e ha modo di visitare non solo i complessi più; accessibili del Vaticano, ma anche i
più; privati appartamenti papali.
Con il ritorno a Milano nel 1601 inizia l'inarrestabile celebrazione del Santo.
Come scultore infine ricordiamo i disegni che fornisce per la colossale statua di San Carlo ad Arona.
Giovan battista Crespi muore nel 1632 pochi mesi dopo Federico Borromeo, suo signore e patrono.
L'ultima Cena
Il dipinto è registrato
nella Parrocchiale di Cerano nella visita pastorale del vescovo
Bescapè del 1617. Pur essendo contemporanea alla pala
del Gonfalone di Trecate, è considerata la prima opera
nota del Cerano. Il modello iconografico è la "Cena"
di Gaudenzio Ferrari in S. Maria della Passione a Milano.
"All'inconfondibile tocco del suo pennello, si associano i sublimi
valori plastici della composizione: ciascuno degli Apostoli,
alle parole del Cristo "qualcuno di voi mi tradirà" palesa
un'intensa emozione che prende forma nelle vesti agitate, nella
tensione delle mani e del viso, s'affonda nel cupo dei colori,
risalta dal contrasto di luci, sormonta il plastico degli oggetti
sulla tavola.
Passione ed estasi furono la meta cercata e voluta dal Crespi
in questa stupenda tela"(Nando Mercalli).
Visita agli appestati
Tra quelli dovuti
al Cerano è sicuramente il più ricco di pathos,
per la capacità di trasmetterci l'atmosfera di una grande
tragedia umana che, però appare addolcita dalla presenza
consolatrice del Santo, preoccupato della salute quanto della
salvezza delle anime degli appestati.
Le figure in primo piano, straziate dal male, sembrano riprendere
vigore dalla visaita del Beato. Si vedono, alla periferia di
Milano, le misere capanne, mentre, al di là; di una natura
di grande suggestione, la città appare con i suoi bastioni,
le case, le chiese, tra le quali domina la sagoma del tempio
dedicato per voto da San Carlo a San Sebastiano.
Erezione e benedizione delle croci dopo la cessazione della peste (1603)
Pur nella sua impronta celebrativa, il telero mostra appieno la bravura del Cerano, la sua straordinaria capacità di usare i colori a tempera forte, traendone effetti che solo la pittura ad olio è solita offrire. A fronte della staticità del gruppo composto dal santo e dai prelati del seguito, sottolineata dallal colonna votiva che Carlo borromeo sta benedicendo, traspare il movimento della folla che preme sul fondo, invisibile, ma segnalata dall'innalzarsi agitato delle croci, delle aste e dei ceri.
Fonda i collegi dei gesuiti, dei Teatini e dei Barnabiti (1603)
E' tra le opere più famose e guistamente note del Cerano, che sembra concentrarvi tutte le sue grandi potenzialità pittoriche e psicologiche. La scena si svolge in un ambiente severo e semplice ed è condotta con sapiente capacità; compositiva. In primo piano, a destra un chierico in seriche vesti luminosissime, a sinistra un tavolo con tappeto di velluto giallo-oro. Al centro, disposti a triangolo i religiosi dei tre ordini, nelle vesti nere; sul fondo, l'austera parete con le due lunette da cui proviene una luce impalpabile, ma vera. Sul trono , Carlo in veste, rocchetto e tricorno rosso , si rivolge paterno ad un gruppo di religiosi , mentre gli altri due gruppi commentano tra loro animatamente, presentando una galleria di ritratti resi con grande talento. Si notino i sapienti tocchi di rosso che ravvivono e ritmano la scena : la veste del Cardinale, il tendaggio di fondo, il panno sul tavolo.
Fonte: Vita e Miracoli di San Carlo Borromeo di Ernesto Brivio - MED