L'avvento del Fascismo
L'avvento del fascismo fu segnato anche in questo paese da
alcuni episodi di violenza, quali la distruzione dei locali adibiti come sede
dei partiti socialista e comunista e la punizione di persone con idee
antifasciste.
Con il Ventennio anche l'aspetto del paese cominciò a
cambiare: fu distrutto l'edificio delle Scuole Elementari, fu realizzata
l'attuale piazza San Gervasio nel luogo dove sorgeva la chiesa omonima, fu
sostituito il vecchio "tramvai" con un servizio di autopullman che collegava
Cerano con i maggiori centri vicini.
Allo scoppio della Seconda Guerra
mondiale, i ceranesi chiamati alle armi furono circa seicento, mandati a
combattere su tutti i fronti. La gran parte di essi, presi prigionieri o
deportati in Germania potè tornare in patria solo al termine del conflitto,
altri, i più sfortunati, furono sepolti nelle sabbie del deserto, sulle montagne
balcaniche o nelle pianure russe.
Durante i diaciannove mesi della
Repubblica Sociale il paese non fu mai teatro di grandi scontri tra partigiani e
nazifascisti di rastrellamenti paragonabili a quelli avvenuti in altre zone, ma
le tragedie e i lutti non mancarono.
Il Dopoguerra
Alla fine, il 28 aprile 1945, con la nomina da parte del CLN
del nuovo sindaco in sostituzione del podestà fascista, ebbe inizio la storia
del nuovo stato Italiano.
L'altissima percentuale di disoccupati e il
rapido aumento dei prezzi contribuiva ad accrescere la tensione e a dare origine
a scioperi nell'unico grande stabilimento funzionante in paese, il Cotonificio
Valle Ticino.
La ripresa economica arrivò solo qualche anno più tardi;
insieme al miglioramento della situazione, riprese il processo di
industrializzazione con la nascita negli anni '50 del primo nucleo del polo
petrolchimico di San martino di Trecate.
Contemporaneamente giungevano in
Cerano i primi lavoratori immigrati, prima dal Veneto , più tardi dalle regioni
meridionali, soprattutto dalla Sardegna e dalla Calabria. Il volto del paese si
trasformava: le stalle e gli altri fabbricati rustici che erano presenti anche
nel centro storico venivano abbattuti per far posto a nuove case; ai margini
dell'abitato sorgevano ville e condomini.
A partire dagli anni Cinquanta
venivano intrapresi importanti lavori pubblici, quali l'arginatura della Roggia,
la costruzione dell'acquedotto municipale e di una rete fognaria, l'apertura di
nuove strade e la sfaltatura delle vie del centro. Il momento più difficile per
l'economia del paese coincise con la chiusura dello stabilimento Valle Ticino
nel 1967. Centinaia di lavoratori occupati nella "fabbrica" persero il posto e
furono costretti a cercare una nuova occupazione. Ben presto, però, nel
territorio del Comune di Cerano, dichiarato "zona depressa", sorsero dei nuovi
insediamenti industriali che diedero impiego a diverse centinaia di persone,
provenienti anche dai paesi vicini.
Negli anni successivi, Cerano si
dotava di servizi pubblici divenuti ormai indispensabili alla comunità:
l'edificio della scuola media, i parchi pubblici, la casa protetta, la palestra,
una più efficiente rete di fognature e il depuratore delle acque reflue, la
biblioteca comunale, la scuola materna e l'asilo nido.Sono attualmento in via di
costruzione una moderna Sala polivalente e la Circonvallazione viaria ad est del
paese.
Cerano, che attualmente conta quasi 7000 abitanti è oggi un centro
industriale di primaria importanza, con un ricco tessuto economico basato su
imprese artigiane e piccole e medie industrie; l'agricoltura, un tempo
prevalente, conta oggi solo poche decine di addetti.
Cerano, in memoria del
Beato Pacifico Ramati, è gemellata con la città di Sassari.
Tratto da "Storia e documenti artistici di Cerano e Sozzago" edito dalla Provincia di Novara.