CERANO IERI ED OGGI| Cenni Storici


Cenni Storici

Il Settecento

Nel primo Settecento, al tempo delle guerre dinastiche, il territorio novarese divenne uno dei campi di battaglia negli scontri tra le truppe franco spagnole e quelle imperiali al comando del principe Eugenio di Savoia. Questi, dopo aver conseguito a Torino la vittoria decisiva, ottenne la resa della fortezza di Novara.
La Spagna, con la successiva pace di Utrecht, dovette cedere all?austria, dopo quasi due secoli di ininterrotto dominio, il controllo del Milanese, di cui faceva parte anche il territorio di Novara e il suo contado.
Nel corso della guerra di successione polacca, il Novarese fu invaso dalle truppe di Carlo Emanuele III, re di Sardegna.
l'Austria sconfitta, pur conservando il possesso della Lombardia, dovette cedere ai savoia, con la pace di Vienna (1738), il Novarese e il distretto di Tortona.

Il periodo Napoleonico e la trasformazione del territorio

Il territorio novarese entrò a far parte del Dipartimento dell'Agnona, annesso al regno d'Italia.
I governi portati dalle bainette francesi iniziarono una vasta opera di confisca e di vendita all'asta di gran parte dei beni ecclesiastici.
A questo proposito è il caso di ricordare che in Cerano la chiesa di San Pietro fu venduta nei primi anni dell'Ottocento e acquistata dalla famiglia Cagnassi, che nel 1824 decise di donarla alla omonima confraternita.
Alle tradizionali coltivazioni di grano, di riso, di foraggio e di vite, a partire dal Settecento, si era avviata la produzione di mais, questo cereale divenne in breve tempo la base dell'alimentazione delle famiglie contadine. Una piccola parte del terreno era utilizzata per la produzione di ortaggi, frutta, canapa e lino, destinati in buona parte all'autoconsumo.

Dopo l'unità d'Italia

Dopo il 1861 si incominciarono a registrare i primi cambiamenti e i primi progressi nelle condizioni di vita dei contadini: le terre incolte (la brughiera) che si trovano ai margini dei boschi del Ticino furono acquistate dagli agricoltori, dissodate e messe a coltura.
Nel medesimo periodo, lo scavo del Diramatore Vigevano rese possibile una migliore irrigazione dei campi e un maggior sfruttamento delle terre. I piccoli appezzamenti di terreno di cui le famiglie ceranesi erano proprietrie non consentivano, però, di ottenere un reddito adeguato ai fabbisogni. Nelle famiglie più numerose qualcuno dei figli era costretto a trovare altre occupazioni che consentissero di integrare i magri proventi del lavoro nei campi.
Un numero via via crescente di ceranesi fu costretto a cercare lavoro nelle fabbriche che cominciavano a nascere nelle località vicine, o a cercare fortuna come emigranti.
Nella maggior parte dei casi, questi lavoratori trovavano impiego come manovali stagionali in Francia o in Svizzera, oppure come minatori nelle miniere della Germania o del Belgio. Coloro che avevano maggiore spirito di avventura emigravano verso le Americhe, in Argentina o sulla costa orinetale degli Stati Uniti.
I lavoratori che ritornavano dalle città o dall'estero portavano, oltre ai risparmi, anche idee nuove e una visione meno ristretta del mondo. Il borgo si avviava a vivere una trasformazione che non era solo economica, ma anche culturale.

Il Novecento

Cerano, tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del secolo, anche se rimaneva ancora un paese eminentemente agricolo, aveva visto sorgere e prosperare lo stabilimento "Antogini Mercalli" per la filatura della seta e la Manifattura "Bottelli-Crini-Sordelli", poi divenuto il "Cotonificio Valle Ticino".
La filanda impiegava prevalentemente manodopera femminile per un lavoro di carattere stagionale, il cotonificio invece assumeva stabilmente operai e operaie locali.
La Grande guerra portò anche a Cerano molti lutti tra i cittadini chiamati alle armi. Anche gli anni successivi al conflitto non furono facili: la disoccupazione e le difficoltà economiche spinsero molti ceranesi a riprendere la via dell'emigrazione.

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