Il nome "Cerretanum" viene citato per la prima volta in un
documento ufficiale del 969 che reca il sigillo dell'imperatore Ottone I. Il
sovrano con tale diploma aveva attribuito il possesso del paese, che faceva
parte del "Comitatus Bulgariensis", al vescovo di Vercelli Ingone.
E'
opinione diffusa che il nome "Cerretanum" (da cui l'attuale Cerano) derivi dalla
parola "cerretum", che significa bosco di cerri, alberi un tempo molto diffusi
in tutta la Pianura Padana.Cerano era a quei tempi una "Curtis", cioè una corte,
un organismo tipicamente alto medievale caratterizzato da un'economia chiusa e
dalla quasi totale autosufficienza economica ed alimentare.Tra il 1140 e il 1141
Cerano, che era già diventato un importante borgo del contado novarese, cadde
sotto l'influenza del Conte Guido di Biandrate, con il consenso dell'imperatore
Corrado III.Nel 1156 i Milanesi, che erano in guerra contro Novara, dopo due
giorni di assedio, espugnarono e rasero al suolo il castello; l'importanza del
borgo non diminuì per questo, ma anzi si accrebbe.
Cerano , che
costituiva la maggiore difesa del territorio novarese da eventuali minacce
provenienti da meridione e dalla parte del Ticino, venne ulteriormente
rafforzato: il borgo venne circondato da nuove mura e da un corso d'acqua , la
Roggia Cerana, scavata nel 1202. Nel secolo XIV i Ceranesi, poco favorevoli alla
sottomissione di Novara e del suo contado ai Visconti di Milano, si sottomisero
spontaneamente al Marchese di Monferrato.
La vendetta di Galeazzo II Visconti
non tardò ad arrivare: nel 1356 il signore di Milano attaccò Cerano
distruggendola. l'azione contro i Ceranesi era motivata anche dagli atti di
pirateria che gli abitanti del borgo compivano sul Ticino, rendendo difficoltosi
i collegamenti fluviali tra Sesto Calende e Pavia.
Negli anni successivi le
mura e le case furono ricostruite e il paese risorse, ma non riacquistò più
l'importanza economica che aveva nel precedente periodo.
Dai Visconti agli Sforza
Nel 1448, con il tramonto della Signoria viscontea, la
comunità si sottomise a Francesco Sforza, nuovo padrone del Ducato di Milano.
Questa scelta fu motivata anche dal desiderio dei ceranesi di liberarsi dalla
secolare sottomissione a Novara.
Il feudo di Cerano fu ceduto dallo Sforza
a Pietro Gallarati e ai suoi eredi nel 1456. In tale epoca nacque e visse il
Beato Pacifico Ramati, al quale gli abitanti del paese manifestarono durante la
vita e dopo la morte una particolare venerazione.
Dal Quattrocento al Cinquecento
Il territorio novarese, terreno di scontri tra le massime
potenze europee del tempo, dopo la battaglia di Pavia, del 1525, nel 1527 passò
definitivamente alla corona di Spagna.Cerano perse definitivamente le autonomie
che aveva prima della sua seconda distribuzione, divenne un borgo di scarsa
importanza, privo ormai di mura o di castello, difeso solo da una palizzata di
legno, insufficiente a proteggerlo dai saccheggi, come quello operato dalle
truppe francesi nel 1657, durante una delle innumerevoli guerre tra la Francia e
la Spagna. Durante questo secolo il feudo rimase ai Gallarati, i quali
ricavavano dai dazi sul pane, sul vino e sulla carne e dalle altre tasse
ordinarie una rendita di oltre quattromila scudi. Avevano ormai perso importanza
quelle attività sul Ticino che nei secoli precedenti avevano reso i ceranesi
famosi come pescatori, barcaioli ("navaroli") e pirati.
Anche se il castello
e le strutture difensive del borgo di Cerano non hanno lasciato tracce,
documenta l'età medievale la Chiesa di San Pietro al cimitero, che presenta
forme romantico-gotiche dell'inizo del secolo XIII.
Più consistenti le
testimonianze quattrocentesche e del secolo successivo che trovano documenti
nell'erezione della chiesa Parrocchiale di Santa Maria (secolo XV) affiancata
dal campanile, ripresa nell'età barocca e molto ampliata nel secolo XIX, nel
polittico di Sperindio Cagnoli, del secolo XVI che si trova nel suo interno,
negli affreschi quattrocenteschi della chiesa di San Pietro.
Le vicende secentesche
Il declino economico, le spese che la comunità doveva
sostenere per dare alloggio ai soldati presenti nel Novarese, le guerre e le
pestilenze avevano provocato una diminuzione del numero degli abitanti, tanto
che in una relazione del 1643 si legge che le famiglie di Cerano erano passate
da cinquecento a trecento-cinquanta.
Dopo la pace di Westfalia (1648) che
pose fine alla Guerra dei trent'anni e la successiva pace dei Pirenei (1659) tra
la Francia e la Spagna, il Novarese, unitamente al suo contado, conobbe un
periodo di pace.Nel secolo XVIII il conte Scotti, sposato in seconde nozze con
una vedova Gallarati, erede del feudo ceranese, lasciò tutti i suoi beni ai
figli di lei, con l'obbligo di aggiungere al cognome dei Gallarati anche quello
degli Scotti.